L’informatico britannico Adam Back ha ufficialmente negato le accuse di essere il misterioso creatore di Bitcoin, noto come Satoshi Nakamoto. La smentita arriva in risposta diretta a un’indagine del The New York Times, che ha presentato prove circostanziali che suggeriscono che Back potrebbe essere l’individuo dietro la prima criptovaluta al mondo.

I risultati dell’indagine

L’indagine, condotta dal giornalista John Carreyrou, evidenzia diversi sorprendenti paralleli tra il lavoro storico di Back e lo sviluppo di Bitcoin. I punti chiave sollevati nel rapporto includono:

  • Precedenza tecnica: un decennio prima del rilascio di Bitcoin, Back aveva scritto oscure e-mail in cui delineava quasi ogni caratteristica funzionale che avrebbe poi definito la criptovaluta.
  • Anomalie nella sequenza temporale: Durante i due anni e mezzo in cui Satoshi Nakamoto è stato molto attivo nei forum online, Back era notevolmente assente dalle discussioni relative a Bitcoin. Tuttavia, è riapparso in questi ambienti poco dopo la scomparsa di Satoshi nel 2011.
  • Somiglianze linguistiche: il rapporto ha identificato significative sovrapposizioni negli stili di scrittura e nelle frasi utilizzate nelle comunicazioni online sia di Back che di Satoshi.

La difesa: “Coincidenza e interessi condivisi”

Rispondendo al rapporto sulla piattaforma di social media X, Back ha liquidato i risultati come una serie di coincidenze. Ha sostenuto che le somiglianze sono semplicemente il risultato di “una combinazione di coincidenze e frasi simili di persone con esperienze e interessi simili.”

Back ha chiarito il suo ruolo nella storia della valuta digitale, affermando che, sebbene non sia Nakamoto, è stato uno dei tanti sviluppatori che “sono arrivati così vicini eppure così lontani” alla creazione di un sistema come Bitcoin.

La connessione Cypherpunk

Per capire perché Back è una delle principali persone di interesse, bisogna guardare al movimento Cypherpunk. Questo gruppo di crittografi e attivisti è emerso all’inizio degli anni ’90 con l’obiettivo di utilizzare il codice per proteggere la privacy individuale dalla sorveglianza e dalla censura del governo.

Sia Back che la presunta identità di Satoshi sono profondamente radicati in questo movimento:
1. Ideologia condivisa: i Cypherpunk sostenevano che il denaro digitale non tracciabile potesse aggirare il controllo statale.
2. Comunità condivisa: il white paper originale di Satoshi è stato pubblicato sui forum frequentati da Cypherpunks, una comunità di cui Back è membro da tempo.

Questa indagine sottolinea il mistero duraturo di Satoshi Nakamoto e la difficoltà di dimostrare l’identità in un’era in cui le impronte digitali possono essere facilmente imitate o oscurate.

Conclusione

Anche se il New York Times ha presentato un caso circostanziale convincente che collega Adam Back all’identità di Satoshi Nakamoto, Back sostiene la sua innocenza, attribuendo i risultati a background professionali condivisi. Il dibattito evidenzia la complessa intersezione tra crittografia, anonimato e origini storiche dell’era blockchain.