La Francia sta portando avanti la legislazione per limitare l’accesso ai social media per i bambini sotto i 15 anni, ma i disaccordi interni e gli ostacoli normativi europei più ampi fanno sì che l’attuazione probabilmente subirà ritardi. La mossa riflette la crescente preoccupazione per l’impatto dei social media sulla salute mentale e sullo sviluppo dei giovani e una tendenza più ampia verso politiche più rigorose di verifica dell’età online in tutta Europa e oltre.

Le divisioni parlamentari rallentano i progressi

I legislatori del Senato francese hanno recentemente approvato una versione del disegno di legge che differisce significativamente da quella approvata dall’Assemblea nazionale all’inizio di quest’anno. La proposta dell’Assemblea prevede un divieto totale, imponendo alle piattaforme di eliminare gli account minorenni esistenti e di rifiutare nuovi utenti sotto i 15 anni. Include anche un controverso divieto dei telefoni cellulari nelle scuole superiori.

L’approccio del Senato è più sfumato, classificando le piattaforme in base al loro potenziale danno allo sviluppo del bambino. Le piattaforme ritenute particolarmente rischiose verrebbero completamente limitate, mentre ad altre si potrebbe accedere con il consenso dei genitori. Le piattaforme educative e le enciclopedie sarebbero escluse da norme più severe. Questa divergenza significa che i legislatori devono ora conciliare le due versioni, un processo che potrebbe bloccare l’entrata in vigore della legge.

La verifica dell’età rimane una sfida chiave

Anche con una legge francese unificata, la sua applicazione pratica dipende da metodi affidabili di verifica dell’età. Attualmente non esiste un sistema universalmente efficace e l’Unione europea sta ancora sviluppando soluzioni standardizzate. Si prevede che la verifica dell’età a livello dell’UE non sarà implementata fino al 2027, ritardando potenzialmente ulteriormente l’applicazione in Francia.

La posizione della Francia e lo slancio dell’UE

La Francia sostiene da tempo la necessità di proteggere i bambini dagli effetti negativi dei social media. Il presidente Macron ha criticato lo sfruttamento dei giovani utenti da parte di piattaforme straniere, accusandole di manipolare le emozioni a scopo di lucro.

Il precedente tentativo della Francia di imporre limiti di età nel 2023 è stato bloccato dal Digital Services Act (DSA) dell’UE. Tuttavia, le recenti revisioni dei DSA hanno concesso agli Stati membri maggiore autonomia nel fissare i propri limiti di età. L’Australia ha già preso l’iniziativa, vietando l’accesso ai social media ai minori di 16 anni a dicembre.

Il Parlamento europeo sta inoltre spingendo per normative più severe, proponendo una risoluzione non vincolante per fissare un’età minima di 16 anni per l’accesso ai social media in tutta l’UE, con il consenso dei genitori consentito per i ragazzi di età compresa tra 13 e 16 anni.

Il dibattito in corso evidenzia un crescente consenso internazionale sul fatto che le attuali pratiche dei social media comportano rischi significativi per i giovani, ma tradurre questa preoccupazione in politiche efficaci rimane una sfida complessa.

Il percorso da seguire per la Francia, e per l’Europa nel suo insieme, dipenderà dal superare i disaccordi interni e dallo sviluppo di soluzioni pratiche e applicabili per la verifica dell’età. Fino ad allora, la tutela dei minori online rimarrà un panorama frammentato e incerto.