Nei vasti paesaggi dei parchi nazionali americani, un nuovo tipo di abitante sta prendendo il volo, anche se non respira. Per combattere l’allarmante declino delle specie autoctone, scienziati e gestori dei parchi stanno utilizzando esca robotiche progettate per ingannare gli uccelli veri e farli tornare alle loro case ancestrali.
L’esperimento “Frankenbird”.
Nel Parco nazionale Grand Teton nel Wyoming, un progetto di conservazione unico sta attualmente testando l’efficacia del “robo-grouse”. Queste macchine sono ben lontane dai raffinati droni high-tech; piuttosto, sono una miscela di ingegneria e improvvisazione.
Sviluppati con l’aiuto degli studenti delle scuole superiori locali e del mentore di robotica Gary Duquette, questi esche, a volte chiamati “Frankenbirds”, utilizzano un mix di materiali autentici e riciclati. Per garantire il realismo, il team utilizza piume vere fornite dal Wyoming Game and Fish Department, combinate con componenti non convenzionali come la schiuma dei kit per i pasti e il tessuto dei negozi al dettaglio.
Nonostante il loro aspetto improvvisato, la loro funzione è altamente specializzata. I robot sono programmati per replicare i complessi rituali di corteggiamento del gallo cedrone, eseguendo movimenti sincronizzati ed esibizioni di ali abbinati a richiami di accoppiamento registrati per simulare un terreno fertile vivace e attivo.
Perché è importante: la crisi del gallo cedrone
L’impiego di questi robot non è solo una curiosità scientifica; è una risposta a un’emergenza biologica. Il gallo cedrone ha affrontato un declino catastrofico, con le popolazioni in tutto l’Ovest americano che sono diminuite di circa 80% dal 1965.
La portata di questa perdita è chiaramente visibile a Jackson Hole:
– 1950: 73 maschi di gallo cedrone registrati in un unico sito di riproduzione.
– L’anno scorso: Solo 3 maschi sono rimasti nello stesso sito.
Questo declino è principalmente guidato dalla frammentazione e dal degrado dell’habitat. Decenni di pascolo del bestiame hanno privato le distese di artemisia del cibo e della copertura necessari per la sopravvivenza. Sebbene da allora gli sforzi di ripristino abbiano rimosso il pascolo da queste aree, il “riselvaggio” di un paesaggio è raramente un processo lineare. Come ha osservato la portavoce del parco Emily Davis, anche quando viene ripristinato un habitat perfetto, la fauna selvatica non sempre ritorna immediatamente.
Superare gli ostacoli ambientali
Il ripristino è una battaglia su più fronti che coinvolge sia la gestione del territorio che le infrastrutture umane. Oltre alla perdita dell’habitat, il gallo cedrone deve affrontare anche le minacce fisiche derivanti dall’industria locale.
L’Aeroporto di Jackson Hole, situato in una posizione unica all’interno di un parco nazionale, rappresenta un rischio significativo per la vita degli uccelli. Tra il 1990 e il 2013, 32 uccelli sono stati uccisi in incidenti legati agli aerei. Per risolvere questo problema, i funzionari hanno lavorato per ripristinare circa 100 acri di terreno a sud delle piste, creando terreni di riproduzione aperti che bilanciano le esigenze degli uccelli con le esigenze operative dell’aeroporto.
L’obiettivo: un salto di qualità biologico
L’obiettivo attuale è utilizzare questi display robotici per “avviare” l’attività nelle aree ripristinate. Se le esche riuscissero ad attirare con successo i maschi di gallo cedrone in questi siti, il corteggiamento e la nidificazione che ne derivano potrebbero portare all’allevamento di una nuova generazione di pulcini in un ambiente sicuro e protetto.
I ricercatori stanno attualmente utilizzando telecamere per monitorare i siti dei lek fino alla fine della stagione riproduttiva, a metà maggio. Stanno cercando un segno specifico di successo: i veri uccelli rispondono ai ballerini meccanici?
Se questi esche robotiche innescassero con successo il ritorno del gallo cedrone, questa tecnologia potrebbe fornire un modello per la gestione delle popolazioni di fauna selvatica in altri parchi nazionali che si trovano ad affrontare simili collassi ecologici.
Conclusione
Unendo la robotica con la conservazione tradizionale, i funzionari del parco stanno testando se i segnali artificiali possono innescare un vero recupero biologico. Il successo di questi “Frankenbirds” potrebbe determinare se le specie in declino come il gallo cedrone potranno recuperare i loro habitat perduti o continuare la loro corsa verso l’estinzione.
